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inserito il: 3-3-2010
PECHINO +15, IL SOLITO CAROSELLO ABORTISTA
di Samantha Singson

Migliaia di attivisti sono da questa settimana nei quartier generale delle Nazioni Unite di New York per l'annuale Commissione sullo Stato delle Donne (Commission on the Status of the Women - CSW). In preparazione all'incontro, iniziato lunedì 1 marzo e che si concluderà il 12, vari gruppi femministi hanno preparato dichiarazioni e messaggi per fare pressione sulle delegazioni governative durante la riunione.

Quest'anno la CSW è particolarmente significativa perché segna il 15mo anniversario della Conferenza di Pechino sulle Donne. Durante la conferenza del 1995 vari sostenitori cercarono di far passare senza successo il "diritto" all'aborto volontario: i governi specificarono che nessun nuovo diritto - e in particolare, nessun nuovo "diritto" all'aborto - sarebbe stato sancito a Pechino. Da allora, tuttavia, i sostenitori dell'aborto non si sono rassegnati nel loro intento di promuovere i diritti all'aborto nella CSW e durante le periodiche sessioni di revisione della Conferenza di Pechino.

Mentre i governi si riuniscono in una sala di conferenze per discutere su come avrebbero dovuto aiutare il progresso delle donne nel mondo, le Organizzazioni Non Governative (ONG) presiedono i loro eventi per diffondere le loro idee. Secondo un funzionario della Divisione sul Progresso delle Donne (Division on the Avancement of Women - DAW) si sono prenotati più di 6.000 rappresentanti di ONG per la CSW.

Un numero considerevole di questi eventi paralleli si concentrano, non c'è da stupirsi, sui "diritti sessuali e riproduttivi", "l'accesso ai servizi di salute riproduttiva" e l'aborto. Molte organizzazioni pro-life hanno visto negarsi la possibilità di organizzare eventi per "limiti di spazio"; non è successo lo stesso invece ai più conosciuti promotori dell'aborto come l'IPAS, l'IPPF (International Planned Parenthood Federation) e il Center for Reproductive Rights.

Oltre agli eventi paralleli, le ONG hanno anche presentato documenti alle delegazioni: Catholics for Choice (CFC) - prima conosciuti come Catholics for a Free Choice - ha fatto circolare una dichiarazione congiunta per avere il consenso di altre organizzazioni utilizzando la mailing list della CSW dedicata alle ONG. La dichiarazione della CFC chiede a "tutti i Cristiani" di prendere di mira le rigorose leggi pro-life del Nicaragua e di El Salvador con lo slogan: "Gesù non ha mai condannato l'aborto terapeutico". CFC chiede "il ripristino immediato dell'aborto terapeutico in Nicaragua e in El Salvador quello della legge che garantisce l'aborto terapeutico, etico ed eugenetico [sic]".

Nelle dichiarazioni scritte preparate dalle ONG e distribuite attraverso il sito ufficiale della conferenza, una coalizione di gruppi abortisti chiede ai "governi, le organizzazioni multilaterali, i donatori e ai gruppi della società civile di inserire tutti i diritti riproduttivi, compreso l'accesso all'aborto sicuro e legale, nelle loro azioni a favore dei diritti delle donne".

Oltre alla spinta degli attivisti delle ONG, il tema dell'aborto causa regolarmente accesi dibattiti tra gli stati membri del CSW. Durante l'incontro dello scorso anno le negoziazioni si protrassero fino all'ultimo per le insistenze della Norvegia e dell'Unione Europea sull'utilizzo di espressioni legate alla "salute sessuale e riproduttiva". I delegati rimasero a porte chiuse fino a notte fonda per discutere il linguaggio controverso, rigettando molti tentativi di inserire un linguaggio nuovo e ambiguo.

(Traduzione di Emanuele Rizzardi)