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| inserito il: 6-6-2009 |
| OCCIDENTE MANTENGA LE PROMESSE, MA ANCHE L'AFRICA |
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| di Anna Bono |
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Durante una riunione di imprenditori svoltasi in Sudafrica il 4 giugno, l’ex presidente del paese Thabo Mbeki ha invitato l’Occidente a rispettare l’impegno assunto al vertice G20 di aprile di fornire ulteriori, considerevoli risorse all’Africa – quantificate dal presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping in non meno di 106 miliardi di dollari – per compensarla dei danni prodotti dalla crisi internazionale: “L’esperienza del passato – ha detto Mbeki – ci ha ripetutamente insegnato che spesso è molto più facile fare promesse e prendere impegni a favore dello sviluppo africano piuttosto che onorarli. L’Africa non può permettersi di sopportare un altro tradimento”.
Non è certo la prima volta che qualcuno rinfaccia all’Occidente di non fare abbastanza per l’Africa e di deluderne le aspettative. In questi mesi inoltre i portavoce del continente hanno ripetutamente sostenuto che, siccome la crisi in atto ha origine nei paesi più industrializzati, spetta ad essi pagarne i costi: non è giusto che degli innocenti subiscano le conseguenze degli errori altrui. Per la stessa ragione ritengono che l’onere di rimediare agli effetti “catastrofici” del global warming debba gravare anch’esso sui paesi di più antica industrializzazione che ne sono responsabili.
C’è da dire a questo proposito che, se non altro, la crisi economica è una realtà tangibile. Del global warming invece non si sa nemmeno se sia un fenomeno reale e, se anche lo fosse, la teoria della sua origine essenzialmente antropica, dovuta alle emissioni di Co2, trova sempre meno consensi tra gli scienziati. Inoltre, se la morale da seguire fosse “chi rompe paga”, allora, per coerenza, bisognerebbe lasciar scontare all’Africa la propria incapacità di sostituire le economie produttive a quelle di sussistenza e di tutelare i diritti umani, con tutto ciò che ne consegue: povertà, malattie, fame; e, ancora, guerre, malgoverno, corruzione... In altre parole, tutte le cause interne del mancato sviluppo del continente, a meno di dar credito all’assolutoria ideologia terzomondista che tutto attribuisce a nefaste influenze esterne, riscrivendo la storia africana, antica e contemporanea, in funzione antioccidentale.
Infine, perché l’Africa possa accusare l’Occidente di mancare alle promesse, occorre che mantenga le proprie. Non bastano a tal fine l’adesione formale ai principi democratici e ai documenti, alle carte e ai protocolli internazionali in difesa delle libertà e dei diritti personali. Le violazioni sono infatti innumerevoli, anno dopo anno, e praticamente sempre impunite. Ultimo di una ormai lunga serie, il Niger, ad esempio, si appresta ad abrogare l’articolo che limita a due i mandati presidenziali che una persona può ricoprire. Lo impone l’attuale presidente, Mamadou Tandja, che intende ricorrere a un referendum popolare per ottenere il diritto di candidarsi il prossimo dicembre per la terza volta alla carica di capo di stato. E che, al parere negativo della Corte costituzionale secondo cui lo strumento del referendum non può essere usato per questo tipo di modifiche costituzionali, ha risposto decretando la sospensione del parlamento e annunciando di voler indire ugualmente la consultazione.
La Comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale, di cui il Niger fa parte, ha protestato ricordando che i paesi membri sono tenuti a non modificare la loro costituzione entro i sei mesi precedenti le elezioni: questo in base al ‘Protocollo aggiuntivo sulla democrazia e il buon governo’ dell’organismo che anche il Niger ha ratificato. Tuttavia Tandja può contare niente meno che sulla benedizione dell’Unione Africana o almeno del suo presidente per l’anno in corso, il colonnello libico Muhammar Gheddafi, che già in passato ha proclamato il diritto degli africani a decidere liberamente da chi farsi guidare e per quanto tempo e che, a proposito del caso nigerino, ha di recente commentato: “Se il popolo ritiene che il presidente Tandja merita di essere rieletto, non è giusto che non possa farlo una terza o anche una quarta volta”. |
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