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| inserito il: 2-4-2009 |
| MAYOTTE, L'ISOLA CHE NON VUOLE ESSERE AFRICANA |
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| di Anna Bono |
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A Londra l’Africa è intenzionata a “condizionare le scelte internazionali parlando con una sola voce”, salda nell’impegno di inventare un proprio sviluppo e soluzioni proprie per superare la crisi economica e i tanti altri problemi ancora irrisolti: queste in sintesi erano le premesse africane della partecipazione al summit del G20 al quale quest’anno, oltre al Sud Africa - unico stato africano membro del gruppo - si sono seduti in rappresentanza del continente anche il presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping e il presidente del Nepad (New partnership for Africa) Meles Zenawi.
Nel frattempo una propria via allo sviluppo e soluzioni proprie le hanno scelte gli abitanti di Mayotte, le due isole dell’arcipelago africano delle Comore, situato nell’Oceano Indiano, che domenica 29 marzo hanno deciso di diventare il 101° Distretto d’oltremare della Francia. Al referendum hanno partecipato il 60% degli aventi diritto e quasi tutti, per l’esattezza il 95,2%, hanno votato ‘si’. L’esito era scontato. Mayotte non ha mai desiderato l’indipendenza e lo ha proclamato già due volte.
Nel 1974 aveva votato ‘no’ al referendum per l’indipendenza dell’arcipelago, mentre tutte le altre isole avevano votato ‘si’ mettendo così fine alla colonizzazione francese. Nel 1976 sull’isola fu indetto un secondo referendum per verificarne nuovamente la volontà e il 99% dei votanti ribadirono di rifiutare l’indipendenza, il che nel 2000 guadagnò a Mayotte lo status di “comunità d’oltremare” della Francia.
La ragione per cui i quasi 180.000 abitanti di Mayotte vogliono essere francesi è semplice. Il loro Prodotto interno lordo procapite sfiora i 5.000 dollari, circa cinque volte quello dei loro vicini liberi dal giogo coloniale. Considerati i livelli di reddito degli altri territori francesi d’oltremare, confidano inoltre di poter migliorare ulteriormente le loro condizioni di vita: l’isola di La Réunion, ad esempio, ha un Pil tre volte maggiore di Mayotte.
Ai problemi economici che pongono le Comore al 134° posto nell’Indice dello sviluppo umano delle Nazioni Unite, si aggiunge il fatto che nei 34 anni d’indipendenza sulle tre isole principali dell’arcipelago, Anjouan, Grande Comore e Moheli, si sono verificati 19 colpi di stato: l’ultimo in ordine di tempo è stato quello di Anjouan, nel 2007, e vi hanno messo fine i ‘caschi verdi’ dell’Unione Africana guidati dal Tanzania.
Inoltre, secondo un accordo del 2001, ognuna delle isole è dotata di un presidente, un governo, un parlamento e un esercito propri ai quali si sovrappongono altrettante istituzioni federali che si insediano a rotazione ogni quattro anni: il tutto a carico di neanche 800.000 abitanti.
Ecco perché anche gli abitanti delle altre isole Comore nutrono dubbi sui vantaggi dell’indipendenza, come prova il costante flusso di uomini in fuga dal resto dell’arcipelago che rischiano la vita per raggiungere via mare Mayotte dove ormai costituiscono circa un terzo della popolazione. Contribuisce a capire quanto sia determinata la volontà dei cittadini di Mayotte il fatto che a nulla sia valsa l’opposizione delle autorità religiose islamiche – il 90% della popolazione è di fede islamica – contrarie all’annessione dalla quale deriverà una diminuzione dei loro poteri e l’abolizione di istituzioni quali la poligamia.
Il primo ministro federale delle Comore ha chiesto e ottenuto, con il sostegno dell’Unione Africana, che la Lega Araba riunita in questi giorni a Doha, Qatar, per il suo XXI vertice respingesse l’esito del referendum, definendo Mayotte “territorio occupato militarmente” dalla Francia. “Non riconosciamo i risultati della consultazione popolare – si legge nel comunicato diffuso il 31 marzo dalla Lega Araba – e considereremo illegale, nulla e inammissibile ogni misura che vorrà prendere la Francia”.
Si sa che i leader arabi e africani non brillano per dedizione alla democrazia. Evidentemente la volontà popolare ha ben poco valore ai loro occhi: ecco un’altra buona ragione per scegliere la Francia e i suoi valori occidentali. |
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