Una causa, fondamentale e decisiva, del mancato sviluppo dei paesi poveri, anche in presenza di consistenti incrementi del Prodotto interno lordo, è la corruzione.
L’ente statale nigeriano EFCC, Economic and Financial Crimes Commission, ha definito la corruzione “il principale ostacolo alla piena maturità della Nigeria come nazione indipendente”. Nel 2007 la EFCC ha pubblicato un rapporto dal quale emerge che dal 1960, anno dell’indipendenza, la corruzione ha sottratto ai fondi pubblici 350 miliardi di dollari. Secondo Chido Onumah, coordinatore della campagna anti-corruzione Fix Nigeria Initiative lanciata nel 2006 per sostenere le iniziative della EFCC, la corruzione è “il fattore che maggiormente ha contribuito al deprecabile stato in cui versa oggi il paese”, da decenni primo produttore di petrolio dell’Africa sub-sahariana (superato dall’Angola solo nel 2008).
La correlazione tra povertà e corruzione risulta evidente dal confronto tra due indici internazionali: l’Isu, Indice di sviluppo umano, compilato ogni anno dall’Undp, l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo, e l’Ipc, Indice di percezione della corruzione, redatto anch’esso annualmente dal 1995 dall’organizzazione non governativa Transparency International.
Il primo indice colloca gli Stati in ordine decrescente di sviluppo utilizzando quattro parametri: speranza di vita alla nascita, scolarizzazione, alfabetizzazione degli adulti e prodotto interno lordo pro-capite. Il secondo li ordina in base alla percezione del grado di corruzione esistente tra i funzionari pubblici e i politici. Nell’Ipc il valore ‘10’ indica una percezione di corruzione nulla: maggiore è la corruzione (percepita), minore è il valore totalizzato da un paese.
Tra i paesi in via di sviluppo, che nell’Isu occupano la fascia medio-bassa, nove su dieci hanno un indice Ipc inferiore a 5.
In particolare, sia nell’Isu che nell’Ipc i paesi dell’Africa, il continente più povero, compaiono soltanto nella metà inferiore dell’elenco, concentrandosi in gran parte al fondo di entrambi.
Nell’Ipc del 2008, che include 180 nazioni, 46 dei 54 Stati africani mostrano un punteggio di ‘3’ o inferiore; 33 non superano il valore ‘2’.
Nell’Isu 2008, su 177 Stati classificati 38 paesi africani si situano alle ultime 50 posizioni; i posti dal 154esimo all’ultimo sono tutti occupati da Stati sub-sahariani.
In base ai calcoli effettuati dall’Unione Africana, il costo della corruzione in Africa ammonta addirittura a 148 miliardi di dollari all’anno, pari a circa il 25% del Prodotto interno lordo continentale. Secondo la Banca Mondiale ogni anno più di 40 milioni di dollari vengono sottratti alle casse statali e finiscono nei conti personali di politici e funzionari corrotti. Altro denaro pubblico viene speso all’estero e in patria a titolo privato, ad esempio per l’acquisto di beni immobili. Nel 2008 in Francia, ad esempio, sono state avviate indagini sulle proprietà di diversi presidenti africani. Tra questi vi è Omar Bongo Ondimba, presidente del Gabon dal 1967: ha avuto a disposizione 41 anni per acquistare 33 proprietà immobiliari in Francia, incluso un albergo di lusso sugli Champs-Elisées a Parigi. Un altro è Denis Sassou N’Guesso, presidente della Repubblica del Congo dal 1979, salvo un periodo di cinque anni dal 1992 al 1997. Tra le sue proprietà in Francia figura un albergo con piscina intestato a una delle sue figlie, che da solo vale 10 milioni di euro, e un appartamento nel cuore della capitale francese, intestato alla moglie.
Poi ci sono le spese ordinarie, gli hobbies, lo shopping. Ai tempi del dittatore Sese Seko Mobutu, al potere nell’attuale Repubblica democratica del Congo dal 1965 al 1997, correva voce che l’argent de poche a disposizione dei suoi familiari ammontasse a oltre mezzo milione di euro al giorno. Grace Mobutu, first lady dello Zimbabwe, lo scorso febbraio ha speso 8.700 sterline per una borsa durante uno shopping a Singapore e 55.000 per l’acquisto di alcune statue in Vietnam. Teodoro Obiang Nguema, il presidente della Guinea Equatoriale, ha un debole per le auto d’epoca. Dal 1979, anno in cui si impadronì grazie a un golpe della minuscola repubblica dell’Africa occidentale ricca di petrolio, ha iniziato a collezionare vecchie Bugatti: pare che ne possegga almeno 15.
Ma il primato della rapacità tra i leader africani spetta forse all’ultimo dittatore della Nigeria, Sani Abacha, che in soli cinque anni di regime, dal 1993, quando assunse il potere con un colpo di Stato, al 1998, anno della sua morte improvvisa per infarto, sembra che abbia sottratto alle casse della Banca centrale nigeriana più di 2,2 miliardi di dollari, secondo alcune stime il doppio. |