Il presidente di Medici senza frontiere, Christophe Fournier, dopo una visita in Zimbabwe dove la sua organizzazione si sta prodigando in favore della popolazione stremata, ha dichiarato che il paese sembra uscito da una guerra.
Tutto è andato distrutto a incominciare dal sistema sanitario pubblico ormai inesistente: quasi tutti gli ospedali infatti hanno chiuso per mancanza di personale, medicinali e attrezzature funzionanti, proprio mentre l’epidemia di colera scoppiata lo scorso agosto richiederebbe sforzi intensificati. Ne consegue che, senza prevenzione né cure, la malattia è del tutto fuori controllo: dall’inizio di febbraio i contagi sono saliti da 65.000 a oltre 80.000 e i decessi sono passati da poco più di 3.000 a quasi 3.800.
Anche il sistema scolastico è compromesso. La situazione è particolarmente grave nelle zone rurali dove il 94% delle scuole non hanno neanche iniziato l’anno scolastico. L’Unicef spiega che la maggior parte degli insegnanti sono fuggiti dopo il 29 marzo a causa delle violenze post elettorali oppure hanno deciso di sospendere le lezioni considerato che, a causa dell’inflazione astronomica, un mese del loro stipendio consente a stento di acquistare un pezzo di pane.
Tre agenzie delle Nazioni Unite, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il Programma alimentare mondiale (PAM) e l’Unicef, stanno valutando come affrontare l’emergenza sulla base della previsione che almeno sette milioni di zimbabwani (su un totale di circa 13 milioni) avranno bisogno di aiuti alimentari fino al prossimo raccolto, se mai saranno in grado di seminare e raccogliere qualcosa.
Come se nulla fosse, il 21 febbraio il presidente Robert Mugabe ha festeggiato l’85esimo compleanno con una festa indimenticabile per sfarzo e qualità. Gli ospiti sono stati ricevuti a una mensa ricca di 2.000 bottiglie di champagne Moet & Chandon e Bolliger, annata ‘61, 8.000 aragoste, 100 chilogrammi di scampi, 4.000 porzioni di caviale, 8.000 scatole di cioccolatini Ferrero Rocher e molto altro ancora.
Increduli, i diplomatici e gli operatori umanitari stranieri hanno assistito allo spettacolo “scioccante e osceno” dei preparativi e delle celebrazioni: “E' semplicemente raccapricciante – è stato il commento di un funzionario occidentale riportato dall’agenzia di stampa Apcom – è come se fossero o completamente ignari di ciò che sta accadendo nel loro paese o completamente sordi e semplicemente disinteressati”.
Il presidente Mugabe inoltre si è concesso un regalo di compleanno davvero sontuoso: una villa in un complesso residenziale di Hong Kong costata 4,5 milioni di euro.
Nel frattempo la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa rimproveravano i donors internazionali per la lentezza con cui rispondono alla richiesta di contributi per combattere il colera. Sostengono di aver ricevuto soltanto il 45% dei sette milioni di euro necessari. Sono notizie che non hanno bisogno di commento.
Vi è da aggiungere che, con stupefacente efficienza, il neo primo ministro Morgan Tsvangirai è riuscito a quantificare in pochi giorni la somma di denaro necessaria a salvare lo Zimbabwe: un miliardo di dollari subito e altri quattro nel “medio-lungo termine”. Tsvangirai, secondo una tradizione tutta africana alla quale il nuovo leader sembra essersi adeguato assai rapidamente, non ha neanche provato a spiegare come ha calcolato quell’importo e come lo userà, se mai gli verrà corrisposto.
Sempre secondo una tradizione che effettivamente ha giovato a molti leader africani dopo le indipendenze, con una delle sue prime delibere il governo ha pensato ai dipendenti pubblici e ai militari dai quali dipende la sua stabilità: per difenderli dall’inarrestabile inflazione, tanto elevata da aver indotto di recente la zecca a stampare banconote da 10, 50 e 100 miliardi di dollari zimbabwani, ha deciso di pagare in dollari americani i loro stipendi. Il provvedimento riguarda circa 250.000 persone.
Meglio sarebbe stato se invece il governo avesse per prima cosa ordinato alle forze di polizia, ai militari e ai “veterani” di restituire ai legittimi proprietari le 77 fattorie di agricoltori bianchi da loro occupate nelle ultime due settimane in vista di un eventuale esproprio di cui si parla da mesi. Il tribunale della Southern African Development Community, di cui lo Zimbabwe fa parte, a novembre si è espresso in proposito definendo illegale e discriminante il sequestro di altre fattorie dei bianchi. Ma Mugabe si è detto pronto a ignorare la sentenza se lo riterrà opportuno.
Restano soltanto circa 400 fattorie di proprietà di cittadini bianchi che ancora producono per il mercato. Erano migliaia prima del 2000 quando il presidente Mugabe, con il pretesto di una riforma agraria, ne ha confiscata la maggior parte accelerando il tracollo economico del proprio paese. |