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inserito il: 3-1-2009
"LE BAMBINE VANNO SACRIFICATE IN NOME DEL DIRITTO ALL'ABORTO"
di Samantha Singson
Un recente articolo fatto circolare dall’organizzazione abortista IPAS, sostiene che la battaglia per l’accesso universale all’ “aborto sicuro” non deve essere messa in discussione dalle preoccupazioni per lo squilibro di genere causato dall’aborto “selettivo per sesso”.

Siccome l’aborto “selettivo per sesso” ha come obiettivo quasi esclusivo le bambine, l’autrice dell’articolo – la ricercatrice e consulente politico dell’IPAS Bela Ganatra – riconosce che la questione divide “la comunità dei diritti riproduttivi”. I sostenitori dell’aborto si sentono “spesso lacerati tra il desiderio di permettere alle donne di scegliere quando e se avere figli, e il loro personale disaccordo sui motivi alla base della scelta”. L’IPAS comunque sceglie chiaramente un ampio accesso all’aborto anche se questo significa una “mancanza di nascite” di femmine.

L’aborto “selettivo per sesso”, o “gendercidio”, come viene chiamato da alcune femministe critiche, è una pratica per cui i genitori scelgono di terminare una gravidanza perché il nascituro non è del sesso desiderato. Generalmente è praticato contro le bambine, al punto che la pratica ha provocato un innaturale squilibrio demografico in alcuni Paesi, soprattutto in Asia: in alcune aree della Cina, ad esempio, si registrano 150 nascite di maschi contro 100 di femmine, il che sta creando una drammatica crisi demografica.

In risposta, alcuni governi hanno bandito i test prenatali per la conoscenza del sesso e hanno proibito l’aborto “selettivo per sesso”. L’IPAS lamenta che come conseguenza di queste politiche “emerge una tremenda pressione per controllare e limitare tutti gli aborti praticati nel secondo trimestre di gravidanza”, vale a dire il periodo in cui maggiormente vengono particati gli aborti “selettivi per sesso”. L’IPAS sostiene che “coloro che praticano aborti, timorosi di essere accusati di farlo per motivi di selezione del sesso, possano limitare la propria disponibilità al primo trimestre, anche quando è legale farlo nel secondo trimestre”.

Nell’articolo  “Mantenere l’accesso all’aborto sicuro e ridurre lo squilibrio nel rapporto tra sessi in Asia”, pubblicato nell’ultimo numero della rivista “Reproductive Health Matters”, Ganatra pone come priorità l’accesso all’aborto e sostiene che è necessario concentrarsi sulla “preferenza per il maschio” come causa alla radice piuttosto che attuare politiche che limitino la possibilità di aborto.

Ganatra ritiene che proibire per legge l’aborto “selettivo per sesso” “sta cominciando ad avere effetti negativi sul già limitato accesso all’aborto nel secondo trimestre, sicuro e legale, anche per motivi diversi dalla selezione del sesso” e che la questione è usata “come pretesto per inviare messaggi anti-abortisti”.

Ganatra critica esplicitamente alcune campagne pubbliche come quella in India che scoraggia l’aborto “selettivo per sesso” usando “parole subdole” che “personificano il feto”, sostenendo che in questo modo si alimenta “un clima anti-aborto” che minaccia “ i successi ottenuti nel promuovere l’aborto sicuro”. Ganatra critica anche le Nazioni Unite e alcune delle sue agenzie per il sostegno ai tentativi di usare una terminologia che equipara la selezione del sesso all’omicidio. Essa critica inoltre l’ONU per usare termini come “feticidio” e per opporsi alla selezione del sesso in nome del diritto delle femmine a nascere, in quanto – sostiene Ganatra – i diritti umani “iniziano alla nascita”.

Le stime demografiche considerano che ci siano almeno 100 milioni di femmine mancanti all’appello a causa dell’aborto “selettivo per sesso”. Un’iniziativa contro questo tipo di aborto presentata nel 2007 all’ONU, è stata respinta a causa dell’azione di alcune ONG (Organizzazioni non governative) abortiste e dell’Unione Europea, perché alcuni paesi della UE si sono opposti alla condanna dell’aborto per qualunque motivo essa sia.