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| inserito il: 15-12-2008 |
| COLERA NELLO ZIMBABWE, IL RESPONSABILE E' MUGABE |
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| di Anna Bono |
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Nell’Africa subsahariana, soprattutto durante la stagione delle piogge, il rischio di epidemie di colera è presente praticamente ovunque. Quella incontenibile, che ha imperversato in Angola a partire dal 2007, nei primi 12 mesi ha contagiato circa 80.000 persone e ne ha uccise 3.000 e tuttora miete vittime benché con meno frequenza.
Si è incaricata di ricordarlo con un lancio d’agenzia dello scorso 10 dicembre l’agenzia di stampa missionaria MISNA. Lo stesso lancio d’agenzia informava che in questo periodo almeno altri dieci stati africani stanno facendo i conti con un’epidemia di colera: i più colpiti sono la Guinea Bissau e la Repubblica Democratica del Congo, rispettivamente con 220 e 201 morti.
Inspiegabilmente devota alla persona di Robert Gabriel Mugabe, il dittatore presidente dello Zimbabwe dal 1986, MISNA in questo modo ha voluto suggerire, anzi dimostrare, che l’epidemia scoppiata a settembre nell’ex Rhodesia del Sud non ha nulla di eccezionale, assolvendo quindi da ogni responsabilità il capo di stato e la sua leadership.
In altri lanci d’agenzia MISNA afferma inoltre ripetutamente che non vi è rapporto tra la crisi politica e quella umanitaria di cui il colera è un effetto e che a volerci vedere un nesso sono le potenze occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, che mirano a screditare il presidente Mugabe e a sostituirlo con un leader al loro servizio se non addirittura a invadere militarmente il paese.
La realtà però è un’altra. Robert Mugabe è responsabile della rovina economica dello Zimbabwe: una vera e propria catastrofe che ha già indotto un quarto della popolazione del paese, un tempo esportatore di raccolti pregiati e di cereali, a fuggire oltre confine per sottrarsi a una vita di stenti. La situazione, come tutti sanno, è precipitata dopo l’esproprio deciso dal governo nel 2000 della maggior parte delle fattorie che producevano per il mercato, ora incolte o frammentate in piccoli appezzamenti che, per mancanza di mezzi e risorse, vengono coltivati con poca resa, sufficiente al meglio alla mera sussistenza delle famiglie a cui sono stati assegnati. Almeno un terzo della popolazione adesso dipende da aiuti alimentari esterni e tutti sopravvivono a mala pena mentre infrastrutture e servizi man mano si deteriorano.
Inoltre Mugabe tiene in pugno il paese con la forza e lo scorso marzo ha rifiutato di accettare la volontà popolare che, malgrado le intimidazioni dei servizi di sicurezza di regime, si è espressa contro di lui in occasione delle elezioni presidenziali e politiche aggiudicando per la prima volta la maggioranza relativa all’opposizione. Da allora la mediazione internazionale propone il rimedio peraltro assai poco soddisfacente di un governo di unità nazionale; chiede inoltre una modifica costituzionale che introduca la carica di primo ministro, da affidare al maggiore leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, per controbilanciare il potere finora assoluto del capo di stato.
Che scoppiasse un’epidemia di colera era prevedibile in condizioni di vita tanto malsane: mancano acqua potabile e luce elettrica, i sistemi fognari dei maggiori centri urbani sono in rovina. Da settembre i casi registrati sono quasi 17.000 e 800 i morti. Benché sia provatamente falso, Mugabe sostiene che la colpa della bancarotta economica e delle sue terribili ripercussioni sociali è delle sanzioni imposte dall’Occidente all’indomani delle precedenti elezioni, apparse agli osservatori internazionali troppo inquinate da brogli per accettare come legittima la sua vittoria. Sempre le interferenze occidentali sarebbero all’origine della lentezza con cui procedono i negoziati per la costituzione di un governo di unità nazionale. Mugabe afferma infine di avere la situazione sotto controllo, per quanto riguarda il colera, disponendo di sufficienti prodotti chimici per purificare l’acqua e della valuta straniera necessaria ad acquistare ciò che serve per contrastare la malattia la cui diffusione infatti, secondo il governo di Harare - ma anche questo è falso - sarebbe stata arrestata.
Se davvero c’è di che rendere l’acqua potabile e provvedere all’emergenza, c’è da domandarsi come mai ancora non sia stato fatto. Tornando poi al tentativo MISNA di assolvere Mugabe, il fatto che il colera sia una piaga continentale dimostra soltanto che molti altri governi africani oltre a quello zimbabwano sono gravemente mancanti nei confronti dei loro connazionali, privi della volontà e della capacità di prevenire e affrontare le emergenze sanitarie, così come quelle alimentari. Quello dell’Angola è uno dei casi più emblematici: il governo di Luanda ha lasciato morire migliaia di persone benché il paese sia il primo produttore di petrolio dell’Africa subsahariana e vanti da anni crescite del Prodotto interno lordo che oscillano tra il 10 e il 20% annuo.
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