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inserito il: 3-12-2008
DONNE, QUANDO LE VIOLENZE SONO ISTITUZIONALIZZATE
di Anna Bono
Una notizia e un rapporto pubblicati negli scorsi giorni richiamano l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani più difficili da combattere: quelle istituzionalizzate, vale a dire prescritte da leggi, norme, tradizioni e fedi religiose e quindi considerate da chi le commette atti legittimi, doverosi, di cui andare fieri.

La notizia è che in Afghanistan, a novembre, 15 studentesse liceali di Kandahar sono state aggredite da due uomini armati di una pistola ad acqua riempita con acido solforico, mentre si recavano a scuola. Una di esse, Shamsia, 17 anni, è stata colpita dal liquido corrosivo e solo grazie al fatto di indossare il burqa ha evitato lesioni gravissime al viso che tuttavia ne è stato parzialmente sfregiato.

Il regime talebano, fino alla sua caduta nel 2001, aveva proibito alle bambine afghane di andare a scuola. Una parte della popolazione condivideva le ragioni degli integralisti islamici e, come in Algeria negli anni 80 e 90, adesso mal sopporta che l’istruzione fornisca di nuovo alle donne strumenti di libertà e di autodeterminazione con cui sottrarsi a un destino di sottomissione e dipendenza. Per proteggerle, a Kandahar è stato istituito un ‘Dipartimento reati contro le donne’. Il 28 settembre la sua direttrice, Malalai Kakar, è stata assassinata mentre andava al lavoro. Anche la precedente responsabile del dipartimento era stata uccisa due anni fa.

Nelle stesse ore in cui Shamsia subiva l’aggressione, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione pubblicava il suo rapporto 2008 sullo stato della popolazione mondiale. Vi si documenta e denuncia il peggioramento dello stato di salute delle donne nei paesi in via di sviluppo attribuendone la causa soprattutto a fattori culturali che non consentono alle donne di accedere a cure, informazione, istruzione, servizi e risorse.

Sono donne, secondo il rapporto, i 3/5 dei poveri del pianeta (che ammontano a un miliardo di persone) e i 2/3 dei 960 milioni di analfabeti. Le conseguenze di questo stato di cose sono molteplici. È da sottolineare, per i suoi effetti negativi, il fenomeno – strettamente associato al forzato abbandono scolastico – dei matrimoni combinati imposti ad adolescenti e persino a bambine. Secondo le Nazioni Unite, nel mondo le minori sposate sono più di 50 milioni. Quasi tutte le spose bambine sono destinate a gravidanze precoci che aumentano i rischi della maternità in contesti in cui già sono resi elevati da condizioni abitative e di lavoro malsane e pericolose, carenze alimentari, assistenza medica insufficiente e patologie debilitanti permanenti: il solo fumo dei focolari domestici uccide mezzo milione di donne all’anno, vittime di bronchite cronica ed enfisema e le mutilazioni genitali femminili vengono inflitte a tre milioni di bambine compromettendone la salute.

Nei paesi in via di sviluppo ogni anno circa 14 milioni di ragazzine diventano madri quando ancora sono fisicamente e psicologicamente immature e ogni giorno 1.600 donne e più di 10.000 neonati muoiono per complicazioni verificatesi durante la gestazione e il parto. Così l’evento più bello nella vita di una donna si trasforma in tragedia.