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inserito il: 14-10-2008
GERMANIA "PRIGIONIERA" DELLA RUSSIA. GRAZIE AI VERDI
di William Yeatman
Vi domandate perché la Russia ha messo l’Europa con le spalle al muro? Chiedetelo agli ambientalisti tedeschi. Si dice che, una volta, Vladimir Lenin chiamò i simpatizzanti sovietici dei Paesi occidentali “utili idioti” per aver involontariamente avvantaggiato la causa della rivoluzione russa. Se il leader bolscevico fosse vivo oggi, avrebbe applicato lo stesso marchio agli ambientalisti tedeschi, la cui influenza sulle politiche energetiche del loro Paese sta diventando un inconsapevole ma essenziale fattore nella crescita di Mosca dopo la Guerra Fredda.

Due decenni di pressanti regolamentazioni in materia ambientale hanno reso la Germania, la più grande potenza economica europea, sempre più dipendente dal gas naturale proveniente dalla Russia, la più grande esportatrice del mondo. Certamente, l’influenza economica si tramuta facilmente in potere politico, e l’influenza della Russia sulla politica estera della Germania è molto evidente, come ha dimostrato il recente imbroglio della Georgia.

In realtà, la Germania ha i mezzi per far crescere la sua economia senza bisogno del gas naturale proveniente da Mosca, perciò la dipendenza energetica non è necessaria. Tanto per cominciare, ospita le più grandi riserve di carbone di tutta Europa. Ma grazie alla politica di mitigazione dei cambiamenti climatici messa in atto dall’Unione Europea — il sistema Emission Trading Scheme, ovvero il mercato comunitario dei permessi di emissione di gas serra — l’economia della produzione energetica si è spostata rapidamente a spese del carbone, in quanto la sua combustione rilascia più gas serra di qualsiasi altra fonte convenzionale di carburante.

Dato che il carbone è attualmente considerato tabù, la Germania potrebbe soddisfare il suo fabbisogno energetico incrementando l’uso del nucleare, che non emette biossido di carbonio quando è usato per generare elettricità. Ma gli ambientalisti tedeschi si sono opposti all’energia nucleare perché le sue scorie sono difficili e pericolose da smaltire. Nel 2000 gli ambientalisti hanno ottenuto l’approvazione della Nuclear Exit Law (Legge per l’uscita dal nucleare), che impegna le compagnie pubbliche della Germania a ritirarsi gradualmente dal nucleare entro il 2020.

Al posto del carbone e nucleare, il movimento ambientalista preferisce le risorse sostenibili come l’energia eolica e il solare, e ha convinto il governo ad accordare generosi sussidi a favore dell’industria dell’energia rinnovabile. Ma malgrado questi investimenti, le rinnovabili sono ancora troppo costose per poter sostituire le fonti energetiche convenzionali, il che spiega perché l’eolico e il solare contano per meno del 2% nella produzione primaria di energia in Germania, secondo i dati forniti dal governo.
Resta il gas naturale, che è più pulito del carbone e meno costoso rispetto alle energie alternative. La Germania è fortunata ad avere vasti depositi di gas — più di 9 trilioni di metri cubi — la maggior parte dei quali si trova nel sottosuolo dello stato nord-occidentale del Niedersachsen. Le regolamentazioni ambientali, tuttavia, hanno limitato le esplorazioni e lo sviluppo nella regione.

Per venire incontro al fabbisogno energetico, la Germania si è allora rivolta alla Gazprom, una compagnia di stato che ha il monopolio legale delle esportazioni di gas naturale dalla Russia. Il gas naturale attualmente rappresenta circa un quarto di tutta l’energia consumata in Germania, inclusa tutta l’elettricità adoperata nelle case, la benzina nelle macchine e il carbone per le caldaie delle industrie. Vale a dire che è cresciuto del 40% dal 1991. E Gazprom ora fornisce il 40% di tutto il gas naturale consumato in Germania, con una crescita del 55% rispetto allo stesso periodo.

Attualmente, circa il 40% del consumo interno di gas in Germania arriva dalla Russia. Questo porzione è destinata a crescere con la costruzione del gasdotto del Nord, un progetto che sarà completato nel 2010 e che collegherà il gas proveniente dalla Russia direttamente con i mercati dell’Europa centrale.

Non stupisce perciò che il cancelliere tedesco Angela Merkel sia stato il primo leader mondiale a rendere visita al nuovo presidente russo Dmitry Medvedev. O che al summit Nato in Romania la scorsa primavera, i diplomatici tedeschi abbiano organizzato l’opposizione al piano del presidente americano George W. Bush che prevede l’espansione dell’alleanza militare trans-Atlantica per includere la Georgia e l’Ucraina. Prima del summit, funzionari russi avevano avvisato che l’espansione della NATO avrebbe causato una “profonda crisi”, e provocato una “risposta” da parte della Russia.
Poi, la scorsa settimana a San Pietroburgo, la Merkel è diventata il primo leader occidentale a ripristinare stretti legami bilaterali con la Russia dopo il conflitto di agosto in Georgia. Non casualmente, il viaggio della Merkel in Russia è giunto allo stesso momento in cui un importante accordo sul gas era stato firmato tra Gazprom e E.On, il gigante tedesco del gas.

La Merkel ha parlato chiaramente non appena il Cremlino ha dimostrato un’apparente volontà di usare le risorse energetiche della Russia come un’arma per risolvere le dispute tra stati. Alla vigilia dell’inverno scorso, Gazprom minacciò di tagliare i rifornimenti di gas all’Ucraina dopo che il candidato pro-Russia aveva perso un’importante elezione. Il momento scelto è stato generalmente interpretato come una minaccia neanche tanto velata. Così è stata anche la decisione di Transneft, un compagnia statale per i gasdotti che ha il monopolio sulle esportazioni petrolifere dalla Russia, di tagliare improvvisamente i rifornimenti alla Repubblica Ceca lo scorso luglio dopo che questo Paese aveva firmato un accordo con gli Stati Uniti per ospitare la tecnologia dei radar come parte dello scudo missilistico globale, una politica fortemente osteggiata da Mosca.

Ma le azioni dicono più delle parole, e Medvedev e il suo mentore, il primo ministro Vladimir Putin, prestano senza dubbio più attenzione a cià che il leader tedesco fa che non a quel che dice.
Recentemente è cresciuta l’opposizione interna al Gasdotto del Nord, ed è iniziato un dibattito sul futuro del carbone in Germania. Per il prevedibile futuro, comunque, la politica estera della Germania sarà obbligata dalla sua dipendenza energetica dalla Russia. E per questo, dobbiamo ringraziare il movimento ambientalista.