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| inserito il: 28-9-2008 |
| KENYA, ZANZARIERE ANTI-MALARIA USATE COME RETI DA PESCA |
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| di Anna Bono |
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Dell’uso improprio delle zanzariere da letto in Kenya si era già parlato nell’autunno del 2006, quando il Ministero della Salute di quel paese, nell'ambito di una nuova campagna antimalarica, ne aveva distribuite 3,4 milioni nei 22 distretti più colpiti dall'epidemia. Alcune settimane dopo averle ricevute, nel distretto costiero di Kilifi oltre 5.000 persone le avevano restituite perché si era sparsa la voce che erano stregate e che dei demoni facevano visita a chi vi si sdraiava sotto. Sulle rive kenyane del lago Vittoria, invece, i pescatori di etnia Luo avevano preferito usarle come reti da pesca. Di questo secondo impiego è giunta conferma grazie a un’indagine svolta di recente dalla quale risulta che almeno l’82% delle zanzariere donate da allora servono a pescare e a far seccare il pesce all’aperto. Interpellato da un giornalista, un pescatore ha spiegato: “Siamo d’accordo che la salute è importante, ma lo è anche mangiare”. Però il pescatore ignora che le zanzariere sono impregnate di permetrina e deltametrina, due sostanze tossiche anche per i pesci, oltre che per gli insetti. La normativa dell’Unione Europea li definisce “altamente tossici” per gli organismi acquatici e inoltre, in considerazione dei danni irreversibili che possono causare agli ecosistemi, ne sconsiglia l’uso nei prodotti fitosanitari e raccomanda di non disperderli nell’ambiente.
In realtà c’è il rischio che danneggino anche le persone, soprattutto data l’elevata concentrazione di prodotto nelle zanzariere, necessaria a far durare nel tempo, con opportuni processi che ne consentono il rilascio lento, l’effetto repellente. Della loro tossicità risentono in modo particolare, come è ovvio, i soggetti più deboli e delicati: le donne incinte, ad esempio, e in generale i bambini, ai quali peraltro è destinata gran parte delle decine di milioni di zanzariere finora regalate dalla cooperazione allo sviluppo nell’ambito dei progetti di contrasto della malaria.
Tuttavia le zanzariere impregnate restano il punto forte della strategia globale contro la malattia e a chi si preoccupa dei loro effetti non benefici si obietta che per sconfiggere la malaria vale la pena di correre qualche rischio.
In realtà però dove la malaria è scomparsa si deve non alle zanzariere, se non in minima parte, ma alle attività di bonifica che hanno eliminato gli habitat favorevoli allo sviluppo della zanzara anofele, che ne è il vettore, e alla disinfestazione ambientale tramite insetticidi efficaci quali il DDT. Finora le zanzariere sono state usate più che altro per ridurre la probabilità di infezione in attesa che lo sterminio delle anofele sradicasse la malattia.
Per proteggere almeno l’80% della popolazione umana attualmente esposta alla malaria, servirebbero 264 milioni di zanzariere, sostiene il funzionario dell’Unicef Donata Lodi, intervistata nel marzo 2008 dalla rivista “Volontari per lo sviluppo”, giustificando così i problemi posti dalla tossicità delle sostanze impiegate: “E' una questione di priorità (...). In fondo in Sardegna, dove era endemica, la malaria è stata sradicata solo grazie al DDT”.
La differenza è che le zanzariere proteggono soltanto quando si è a letto, ma le zanzare pungono dal tramonto all’alba e in condizioni favorevoli persino durante le ore diurne. Inoltre, anche mentre si dorme, funzionano soltanto se sono impiegate al meglio vale a dire finchè sono prive di buchi e se possono essere ben ripiegate sotto un materasso. Come SVIPOP ha già avuto modo di osservare in passato, decine di milioni bambini africani non dormono in camerette dotate di culle e lettini, ma per terra, su stuoie e pavimenti di terra battuta. Per di più le condizioni abitative di milioni di famiglie sono tali da rendere molto difficile aver cura che le zanzariere non si deteriorino.
Per finire, dunque, va ribadito che un tale impegno finanziario e i rischi per la salute umana hanno senso se nel frattempo i governi degli stati interessati lavorano alacremente alla disinfestazione e alla bonifica delle regioni colpite: senza di che, come dimostra l’esperienza, la malaria non può essere sconfitta.
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