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inserito il: 6-9-2008
ALL'ONU LA FRANCIA SPINGE PER I DIRITTI OMOSESSUALI
di Piero A. Tozzi

Rama Yade, la giovane ministro per gli Affari esteri e i diritti umani della Francia, ha annunciato la scorsa settimana che il suo Paese intende sottoporre all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  in dicembre una bozza di “dichiarazione” per richiedere la depenalizzazione globale dell’”omosessualità”. Ella ha fatto questa dichiarazione alla sede parigina dell’UNESCO, che ospita in questi giorni la 61ma  conferenza annuale delle Organizzazioni non-governative (Ong).

La signora Yade ha citato l’impegno preso dalla Francia di combattere  l’”omofobia”  nell’ambito di una campagna per promuovere i diritti umani “universali”. La Francia è presidente di turno dell’UE fino alla fine dell’anno, e così potrà parlare all’ONU a nome dei 25 Paesi dell’UE. 

L’annuncio non è una sorpresa. I delegati francesi avevano segnalato lo scorso giugno, nell’ambito dell’Incontro di Alto Livello sull’HIV/AIDS, che la Francia avrebbe cercato di promuovere globalmente i diritti omosessuali durante il tuo turno di presidenza UE.

Quello che risulta insolito però è il voler portare la questione direttamente davanti all’Assemblea Generale senza prima passare dalla Terza Commissione – una delle sei commissioni dell’Assemblea Generale, nota anche come la Commissione sociale, umanitaria e culturale – dove normalmente vengono presentate le misure riguardanti le questioni sociali. I dibattimenti della Terza Commissione su questioni come l’orientamento sessuale e l’aborto tendono a essere controverse, con lunghi negoziati sulla terminologia da utilizzare.

La delegata di un Paese che vota sempre contro i tentativi di promuovere un’agenda pro-omosessualità ha detto al Friday Fax che difficilmente la Francia avrebbe avuto i voti necessari per far passare una risoluzione in Terza Commissione, ed è per questo che invece introdurrà una “dichiarazione politica” – diversa sia da una “risoluzione” sia da una “dichiarazione” – che non ha bisogno di essere votata. Qualunque stato membro può proporre una dichiarazione politica, a cui a quel punto possono unirsi altri Paesi, prima di inviarla al Segretario Generale.

La delegata ha aggiunto che benché le dichiarazioni politiche non siano vincolanti, possono ricomparire più avanti in un formato più definitivo. Così, una risoluzione della Moratoria sulla pena di morte, che fu approvata in Terza Commissione l’anno scorso, era comparsa per la prima volta sotto forma di dichiarazione politica dell’Assemblea Generale.

Attualmente, circa 90 Paesi in tutti il mondo considerano reato la sodomia. Ci si aspetta che questa azione da parte della Francia e altri Paesi venga propagandato dai suoi proponenti come un atto dell’Assemblea Generale, il che sarebbe falso. Il documento sarebbe propagandato anche come l’elaborazione di una norma “soft law” che segnala il movimento degli Stati verso l’accettazione come diritto del comportamento omosessuale. Ad esempio, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Lawrence contro lo stato del Texas ha citato l’emergere di nuove norme internazionali per abrogare leggi anti-sodomia vigenti nei singoli stati.

La Yade pare sia la punta avanzata del governo francese nella promozione di questa agenda. Nata in Senegal nel 1976 e cresciuta nelle periferie parigine, ella fa parte del partito del Presidente francese Nicolas Sarkozy, l’Union pour un Movement Populaire, o UMP, ed è una pupilla del Presidente stesso.

Quest’anno sono state diverse le richieste presentate all’ONU perché le nazioni abrogassero gli statuti anti-sodomia, soprattutto all’Incontro ONU di Alto-livello sull’HIV/AIDS.

(traduzione di Alessandra Nucci)