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inserito il: 31-8-2008
LA UE SPINGE SUI MATRIMONI OMOSEX
di Maciej Golubiewski

Un rapporto recente dell'Agenzia per i Diritti Fondamentali (FRA, secondo l'acronimo in inglese, ndt) dell'Unione Europea ha chiesto il varo di norme vincolanti che parificherebbero in tutta Europa lo status legale delle coppie sposate ed eterosessuali a quello delle coppie omosessuali. Il rapporto raccomanda anche il varo di politiche che mirino a "promuovere la visibilità dell'omosessualità e di altre identità di genere" e a criminalizzare l'omofobia attraverso leggi sui "reati di odio".

La FRA ha appaltato la redazione del rapporto a un gruppo chiamato FRALEX. La FRALEX è su per giù lo stesso gruppo della oggi defunta "Rete di esperti dei diritti fondamentali", che veniva criticata a tutto campo per aver cercato di costringere il governo della Slovacchia ad abrogare un trattato con la Santa Sede che proteggeva il diritto all'obiezione di coscienza per i medici.

    Il Parlamento Europeo ha chiesto il parere della FRA ai fini della redazione di una nuova legge UE, direttiva che vieterebbe la discriminazione sulla base dell'"orientamento sessuale" sul lavoro, a scuola, nel campo della previdenza, della sanità e dell'accesso a beni e servizi. Le attuali leggi UE riguardano solo il campo del lavoro, mentre lasciano le altre aree alle varie legislazioni nazionali.
    Il rapporto, che conta 165 pagine, va oltre la direttiva proposta e analizza tutti i possibili aspetti delle leggi, sia UE che nazionali, che potrebbero costituire una discriminazione contro gli omosessuali. Le aree esaminate comprendono il lavoro, la libertà di movimento, il diritto di asilo e di ricongiungimento familiare, la libertà di assembramento e la legge penale.
     Il rapporto sostiene che la legge UE dovrebbe costringere gli stati nazionali in cui non esistono leggi su coppie di fatto o "matrimoni gay" a trattare le persone che si trovano in queste situazioni come coppie sposate. Attualmente, la UE permette ai cittadini europei e ai loro familiari di spostarsi e risiedere liberamente dovunque nell'Unione Europea. La UE permette anche ai cittadini di paesi terzi coniugati con cittadini UE di risiedere legalmente nella UE. Entrambe queste norme fanno riferimento al matrimonio in senso tradizionale, benché permettano eccezioni quando lo spostamento o il ricongiungimento avviene fra paesi che riconoscono altre forme di rapporti come equivalenti al matrimonio. 

     L'estensione di privilegi coniugali alle coppie di fatto eterosessuali o dello stesso sesso è  giustificata nel rapporto col riferirsi al "principio fondamentale" della UE di "pari trattamento". Eppure la definizione di coppie dello stesso sesso e di sessi opposti non è definito con precisione nel testo.  Gli autori fanno riferimento a "rapporti stabili e permanenti" o "rapporti di fatto e durevoli" o rapporti "con un grado sufficiente di permanenza."  Potrebbe essere messo in discussione quindi il fatto che solo coppie coinvolte in un rapporto sessuale rientrerebbero in tale estensione delle attuali norme UE. Il rapporto non prescrive come i governi potrebbero certificare e discernere tali rapporti.

    Altre parti del rapporto chiedono l'istituzione di "organismi per l'eguaglianza" obbligatori, preferibilmente comprendenti unità indipendenti deputati a trattare specificamente delle questioni omosessuali. Esso insiste sulla necessità di dotarli di "funzioni quasi-deliberative" che permetterebbero loro di emettere "sanzioni o ordini vincolanti, soggetti alla revisione dei tribunali".  Insiste anche per una normativa globale UE che renda "reato il linguaggio di odio omofobico"

     Maciej Brachowicz, un'esperta dei diritti umani del polacco Jegellonian Club, ha dichiarato a Friday Fax che "se si accettasse l'opinione della FRA non resterebbe praticamente alcuna base per dire che una qualunque diseguaglianza nella vita sociale non vada trattata come discriminatoria”.