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inserito il: 10-7-2008
I G8 seguono le indicazioni del Papa
di Anna Bono

Come le precedenti, anche l’edizione 2008 del G8, il summit annuale dei paesi più industrializzati del pianeta, si è svolta e conclusa tra polemiche e recriminazioni alle quali, come ogni anno, ha dato sintesi e voce la “Dichiarazione finale” del VII Forum dei popoli, il tradizionale appuntamento no global “alternativo” al G8 e chiamato anche “Vertice dei poveri”, che quest’anno si è tenuto a Katibougou, Mali.

In sostanza, l’accusa fondamentale è sempre la stessa: i ricchi – siano essi persone o nazioni – sono tali perché sfruttano e saccheggiano i beni altrui (“non siamo poveri, siamo impoveriti” ha detto al summit dei popoli l’ex ministro della cultura del Mali, Aminata Dramane Touré). Come se non bastasse, i ricchi rifiutano di ammettere le loro responsabilità e non sono disposti a farsi carico dei danni inflitti al resto dell’umanità.

Eppure mai come quest’anno i “grandi del mondo” hanno dato prova di buona volontà, recependo le esortazioni della Santa Sede alla generosità e alla lungimiranza. Lo hanno fatto in particolare il Presidente degli Stati Uniti, impegnato a concludere il proprio mandato con un ulteriore, colossale sforzo finanziario in favore dell’Africa, e il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, il quale ha annunciato nuovi finanziamenti in aiuto delle popolazioni più deboli e povere, per un ammontare di un miliardo di dollari, rammaricandosi di non essere in grado di promettere di più a causa della pessima situazione finanziaria ereditata dal precedente governo.

“Sono in totale sintonia con la Chiesa Cattolica e con il Papa”, ha dichiarato il premier italiano il 7 luglio all’inizio dei lavori di Hokkaido e, a conferma della concretezza dei propositi del suo governo, quello stesso giorno iniziava in Mozambico la prima di una serie di missioni con le quali l’Italia intende avviare rapporti economici e di partnership con alcuni stati africani: oltre al Mozambico, Angola, Sud Africa, Sudan, Nigeria, Senegal, Mauritania, Tanzania e Capo Verde. Da sola l’Italia, inoltre, in qualità di membro della Banca africana per lo sviluppo di cui fa parte dal 1982, ha cancellato debiti esteri africani per un ammontare di 2,7 miliardi di dollari.

Piuttosto, a non essere in sintonia con Papa Benedetto XVI sono invece – ma non è certo una sorpresa – gran parte dei leader dei paesi poveri, i primi e maggiori responsabili delle difficili condizioni di vita che ancora minacciano la dignità umana di centinaia di milioni di persone. “Mi rivolgo ai partecipanti all’incontro di Hokkaido – si leggeva nell’appello del Pontefice alla vigilia del summit G8 – affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia”.

A Hokkaido erano presenti anche i rappresentanti dell’Unione Africana e di sette stati africani: Algeria, Etiopia, Ghana, Nigeria, Senegal, Tanzania e Sud Africa. Anche a loro si rivolgeva dunque il Papa, facendo seguito alle parole dell’Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, che il 2 luglio, durante una riunione del Consiglio economico e sociale dell’ONU, ha esortato i governi dei paesi poveri a fare ogni sforzo possibile per soddisfare, beninteso con l’assistenza della comunità internazionale, le esigenze delle loro popolazioni in pericolo, programmando al tempo stesso senza indugi i necessari investimenti di lungo periodo in campo economico, in particolare nel settore agricolo, per scongiurare nuove crisi.

Ma da loro non si sono arrivati segnali altrettanto convincenti di buona volontà. Al contrario, hanno confermato, ad esempio, l’atteggiamento assunto in sede di Unione Africana in merito alla vicenda dello Zimbabwe: di riprovazione, ma al tempo stesso reticente ad approvare provvedimenti severi nei confronti del presidente Mugabe e della sua leadership che hanno violato ogni regola democratica pur di mantenere il potere.

Mentre all’Occidente si chiedono continue dichiarazioni di colpevolezza, scuse e risarcimenti per colpe presunte o reali – dal surriscaldamento globale di origine antropica, peraltro lontano dall’essere dimostrato, all’emergenza alimentare e al carovita – nessuno chiede ancora conto con sufficiente determinazione della corruzione e del malgoverno disinvoltamente praticati da troppi leader alla guida di paesi immensamente ricchi di risorse e tuttavia in prevalenza popolati da persone costrette a vivere con meno di un dollaro al giorno.