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inserito il: 21-6-2008
La Convenzione sui Giovani spacca l'America Latina
di Piero A. Tozzi

Con la recente firma della Bolivia, sono ora sette i Paesi che hanno ratificato la Convenzione Ibero-americana sui Diritti dei Giovani (ICRY), un documento che promuove politiche sociali radicali. Il documento include infatti riferimenti alla “salute sessuale e riproduttiva” così come all’“orientamento sessuale”.

I rappresentanti di 14 paesi latini e le due maggiori nazioni iberiche, Spagna e Portogallo, hanno firmato la Convenzione a Badajoz (Spagna) nell’ottobre del 2005. L’Organizaciòn Iberoamericana de Joventud (OIJ) ha promosso la bozza dell’ICRY, con il sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), del Dipartimento Economico e Sociale delle Nazioni Unite e del governo socialista spagnolo.

Secondo quanto previsto, il trattato è entrato in vigore il 1° marzo con la ratifica del quinto Paese, ovvero la Costa Rica. Insieme alla Costa Rica, le nazioni che hanno finora ratificato l’ICRY sono Bolivia, Ecuador, Repubblica Domenicana, Honduras, Spagna e Uruguay.

La Convenzione, tuttavia, ha incontrato alcune resistenze. Il Congresso peruviano ha respinto il trattato perché il linguaggio sull’ “orientamento sessuale” si presenta come un tentativo subdolo di attenuare la resistenza al “matrimonio” omosessuale.

Argentina, Brasile, Colombia, El Salvador e Andorra hanno per lo stesso motivo evitato di firmare l’ICRY, e i gruppi pro-family messicani stanno portando avanti una campagna di pressione sul presidente Felipe Calderòn, affinché il governo non lo ratifichi.

La Dichiarazione di Madrid, un diverso documento firmato dall’OIJ e promulgato nel novembre 2005 per promuovere “i diritti alla salute sessuale e riproduttiva”, è specificamente riferito all’applicazione delle misure di educazione sessuale dell’ICRY. L’articolo 23 dell’ICRY stabilisce che l’educazione sessuale sarà impartita a “tutti i livelli di educazione,” orientati “alla piena accettazione e identità [della sessualità], e della prevenzione delle malattie sessualmente trasmisse”.

I gruppi pro-life latino americani sono diffidenti sull’introduzione di un diritto alla “salute sessuale e riproduttiva”. Il concetto è stato usato dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle potenti organizzazioni non governative come un pretesto per la promozione dell’aborto, anche se nessun trattato internazionale giustifica l’uso di “salute riproduttiva” come sinonimo di aborto.

Sotto l’ICRY, le nazioni sono obbligate a redigere un rapporto ogni due anni al Segretario generale dell’OIJ. Non c’è comunque una procedura formale, e lo scopo giuridico dell’ICRY non è chiaramente definito. Eppure, i sostenitori lo considerano un “strumento legale” per i giovani per i cui diritti la Convenzione ha aperto un varco. Alla vigilia dell’entrata in vigore della Convenzione, l’ambasciatore della Costa Rica in Spagna, Melvin Alfredo Saenz, avrebbe detto al Segretario generale dell’OIJ Eugenio Ravinet Muňoz che la sua nazione stava adempiendo sia ad un “obbligo etico” sia ad un “dovere giuridico” nel ratificare l’ICRY.

Nel prossimo luglio, la programmata riunione della Regione Andina su giovani e diritti umani che si svolgerà a Cartagena de Indias (Colombia), promossa dalla Comisiòn Andina de Juristas e dall’Agencia Espaňola de Cooperaciòn Internacional, si concentrerà sul modo di utilizzare  l’ICRY come strumento giuridico. In accordo con l’Inter-American Development Bank, i rappresentanti di governi, società civile e mondo accademico verranno specificamente preparati sul modo di usare l’ICRY per attuare i diritti umani.