Un gruppo di Organizzazioni Non Governative (ONG) americane ed europee ha avuto incontri ad alto livello in Kosovo per discutere i problemi legati alla bozza di Costituzione del nuovo stato. Il gruppo, guidato dal vice-presidente del C-FAM (Catholic Family and Human Rights Institute) Susan Yoshihara, ha incontrato il presidente del Kosovo, il portavoce del Parlamento e alcuni deputati, due giorni dopo l’adozione della Costituzione, presentando una petizione sottoscritta da 44 organizzazioni pro-life e pro-family di Europa e Stati Uniti.
Secondo i rappresentanti del Kosovo la natura controversa della nuova Costituzione è legata all’influenza degli esperti internazionali che ne hanno proposto l’impianto e guidato la stesura. Tra i punti controversi ci sono i diritti speciali basati sull’orientamento sessuale, su cui la stragrande maggioranza dei kosovari non è d’accordo. Il presidente Fatmir Sedjiu ha detto di essersi “fidato degli esperti” sulla necessità per il Kosovo di includere l’orientamento sessuale per avere una comprensione “contemporanea” dei diritti umani internazionali. Jacup Krasniki, presidente del parlamento kosovaro, dal canto suo ha detto di essersi opposto all’articolo in questione, ma i rappresentanti di ONU, Unione Europea e Consiglio d’Europa hanno insistito sul fatto che tale riferimento metteva il Kosovo in linea con le altre Costituzioni europee.
I kosovari si sono lamentati del fatto che non hanno potuto accedere alla bozza di Costituzione malgrado nell’ultimo anno siano stati incoraggiati a offrire “pubblici commenti” sul testo. Inoltre tutti i commenti fatti pervenire alla commissione costituzionale – formata da un ristretto numero di esperti incaricati di rivedere il testo – hanno dovuto passare al vaglio dei rappresentanti di una ONG americana chiamata International Research & Exchanges Board (IREX).
I leader religiosi del Kosovo hanno invece affermato che la commissione costituzionale non ha mai inviato loro una copia della Bozza costituzionale. Dopo aver acconsentito a incontrare i leader cattolici e musulmani, la commissione ha accettato di togliere dalla Costituzione il linguaggio che avrebbe esplicitamente negato il diritto alla vita dei non nati, ma non ha mai inviato la promessa risposta alle altre richieste fatte. Invece la stessa commissione ha annunciato pubblicamente che era stato raggiunto il “consenso”. Subito dopo l’adozione della Costituzione, la stampa kosovara ha criticato il modo frettoloso in cui è stato condotto il processo di approvazione dopo la Dichiarazione di indipendenza del 17 febbraio. Invece di usare i 120 giorni concessi dall’ONU, il rappresentante speciale della UE in Kosovo ha firmato la legge e l’ha passata in data 8 aprile al presidente, che l’ha approvata immediatamente e passata al parlamento per il voto finale. E l’assemblea legislativa non ha discusso né votato il documento, ma riunitasi dopo due giorni ha approvato per acclamazione la versione finale. I legislatori serbo-kosovari sono rimasti seduti e in silenzio per protesta.
In aperto contrasto con le altre fonti, la titolare della nuova ambasciata USA in Kosovo, Tina Kaidanow, ha sostenuto che non c’è stato “coinvolgimento internazionale” nella nuova Costituzione. Lei ha spiegato che la decisione di mantenere riservata la Costituzione è stata motivata dall’imbarazzo che ne sarebbe conseguito per il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che era diviso sull’indipendenza del Kosovo, visto il veto russo. E il cammino accelerato per l’adozione – ha proseguito - è stato in parte causato dalla volontà di dimostrare alla comunità internazionale il “progresso” nel guadagnare il riconoscimento della sovranità. Il capo della commissione costituzionale, Hajredin Kuci, ha detto alla stampa che l’intervento della delegazione pro-life e pro-family è arrivato “troppo tardi”. Ma un analista kosovaro ha ribattuto che “non era la delegazione a essere in ritardo, ma l’approvazione a essere in anticipo”.
La maggior parte dei parlamentari che si sono incontrati con la delegazione hanno affermato che cercheranno di affrontare i problemi creati dalla nuova Costituzione sia attraverso la legislazione sia con eventuali emendamenti, cose che devono però tutte passare all’approvazione della nuova missione UE in Kosovo, EU-Lex, di cui alcuni Paesi europei stanno criticando le basi legali.
La delegazione pro-life recatasi in Kosovo comprendeva Stephen Bartulica (Educational Initiative for Central and Eastern Europe – Austria), Christine Dupuis (Chrétiens Démocrates Fédéraux- Belgio), Glen Lavy (Alliance Defense Fund), Antun Lisec (Human Life Internaional-Croazia), Carol Soelberg (United Families International), Wendy Wright (Concerned Women for America), Susan Yoshihara (Catholic Family & Human Rights Institute). Articoli correlati:
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