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inserito il: 14-6-2007
"Ecco a chi serve l'emergenza rifiuti"
di Maurizio Carucci

"L'emergenza rifiuti è stata volutamente trasformata in crisi cronica da un potere politico che in questo modo ha gestito le clientele e ha anche permesso grandi affari alla criminalità. Il tutto a spese dei contribuenti". E' la dura denuncia di Paolo Russo, 46 snni, di professione oculista all'ospedale Monaldi di Napoli ma che dal 1996 è anche deputato, eletto nelle file di Forza Italia. Nel 2002  Russo è stato nominato presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, e attualmente è vicepresidente della commissione Agricoltura della Camera dei deputati nonché capogruppo di Forza Italia nella commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Perché la Campania soffre ancora l´emergenza rifiuti?
Perché nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza e l’istituzione di un commissariato straordinario di governo che da 13 anni gestisce il ciclo dei rifiuti in deroga alla normativa vigente ed ai poteri attribuiti agli enti locali, non è stato ancora predisposto un progetto complessivo in grado di governare le varie fasi del percorso che vanno dalla raccolta allo smaltimento. Dopo l’approvazione di un rigido e lacunoso piano regionale, tra l’altro mai portato a termine, le discariche diventano nuovamente l’unica strada per uscire da un’emergenza ormai cronica. Che continuerà all’infinito se non si metterà mano, e seriamente, alla realizzazione degli impianti, da quelli intermedi a quelli finali, ed alla pratica, non ideologica ma concreta e soprattutto tarata sulle effettive esigenze del mercato, della raccolta differenziata.

A chi conviene o è convenuta questa emergenza?
A chi effettivamente tiene le redini  di un’emergenza  volutamente trasformata in una crisi cronica per meglio gestire clientele ed ingrossare le fila di un centro sinistra che ha trasformato il nepotismo in sistema. E che, quando non lo ha fatto di proposito, ha spianato la strada al malaffare ed alla camorra.

Quanto costa alla collettività?
Milioni, tanti quanti le tonnellate di rifiuti che sommergono la Campania.  La verità è che i veri tartassati sono i cittadini, che hanno sborsato attraverso le casse pubbliche cifre astronomiche sperperate in mille rivoli e mai finalizzate a risolvere il problema. E che continuano a pagare di tasca propria, attraverso la Tarsu, un servizio praticamente fantasma. 

Come uscire realmente dall´emergenza rifiuti?
Affidando al commissario straordinario di governo  pieni, e soprattutto concreti,  poteri nella gestione emergenziale e  nella redazione del nuovo piano. Evitando che si moltiplichino le  iniziative “imprenditoriali” con fantasiose e talvolta magiche soluzioni tecnologiche che ormai imperversano in ogni comune pronto alla ricetta salvifica, e utilizzando piuttosto  queste disponibilità inserendole in un quadro organico che consenta ad ognuno di trattare i propri rifiuti impedendo che la solidarietà diventi via di fuga dalle responsabilità.
Potenziando la differenziata raccordandola con il mondo delle imprese per alimentare la raccolta di quel materiale che è richiesto dal mercato, magari offrendo opportunità ai distretti ed alle filiere del riuso.
Una soluzione che certamente  non passa per la legge recentemente licenziata dal Consiglio regionale. Dopo 13 anni di emergenza ancora una volta molto fumo, ideologico, e poco, anzi niente arrosto.  Per il legislatore la gestione “normale” continua ad essere priva di  logica,  di  programmazione, scollegata dalla realtà e dalle esigenze industriali. E soprattutto calata dall’alto.

A proposito di questa legge regionale sui rifiuti, come la giudica?
È un testo profondamente lacunoso, ispirato a principi ampiamente superati, che strizza l’occhio a talune lobby ambientaliste e che serve dunque soltanto a garantire al governo regionale una gestione discrezionale, fortemente accentratrice, dell’intero settore. Che farà lievitare ancor di più la Tarsu già aumentata del 320% negli ultimi quattro anni.

Nel testo, però, si parla addirittura di eliminare totalmente i rifiuti…
L’obiettivo ‘rifiuti zero’ è utopistico quanto anacronistico. Non esiste Paese al mondo nel quale questo obbiettivo è stato raggiunto. Persino in Germania, Paese tra i più avanzati in fatto di gestione dei rifiuti, questo principio è stato ampiamente abbandonato e superato a favore di un ripensamento decisamente più razionale della raccolta differenziata. È evidente che si strizza l’occhio a frange radical-ambientaliste. Lo stesso vale per il principio del comando-controllo che rivela l’accento pianificatore e accentratore di antica memoria sovietica che spreca risorse e genera distorsioni.
L’Italia  è l’unico Paese che ha chiuso le discariche senza avere i termovalorizzatori.

Insomma, non c'è niente da salvare... 
Questa legge creerà solo ulteriori criticità e finirà dunque per favorire la criminalità organizzata se è vero che questa lucra proprio e soprattutto sulle emergenze. Per capire l’illogicità di questo testo basta guardare anche solo l’articolo 1 che anziché illustrare le finalità della legge, sottolinea banalmente alcuni principi, molti dei quali scontati , altri utopistici come quello dell’obiettivo ‘rifiuti zero’, semplicemente per porre un deciso quanto antiquato marchio ideologico a sigillo della stessa. Creando invece dei veri e propri potentati dotati praticamente di piena discrezionalità, gli Ato, organismi praticamente al servizio del governo regionale. Nei fatti la legge demolisce il ruolo dei comuni, relegandoli ad occuparsi solo dello smaltimento dei rifiuti da tumulazione ed esumazione, e delle province che assurgono a mero ruolo di gendarme. È paradossale ma non inspiegabile, politicamente, che gli Ato debbano coincidere con i territori, le province, visto che quella napoletana produce i 2/3 del volume complessivo dei rifiuti. Avremo così un super-Ato che gestirà i rifiuti di oltre 4 milioni di abitanti, ma avremo anche due mini-Ato, in Irpinia e nel Sannio, che potranno così appagare gli appetiti politici demitiani e mastelliani. E se da un lato non prevede formalmente alcuna copertura finanziaria, le risorse indicate a voce dall’assessore, circa un milione di euro, appaiono assolutamente insufficienti al dichiarato scopo. La sinistra dovrebbe spiegare, ad esempio, come intende coprire finanziariamente i costi di un personale, proveniente in massima parte da società miste e poco incline al lavoro, che tra l’altro, grazie ad un artificio normativo, rientrerà nel pubblico impiego senza concorso.