Ogni anno si spendono milioni di euro per combattere la malaria in Africa donando alle popolazioni che vivono nelle regioni a rischio zanzariere da letto trattate con insetticida. Pochi sembrano ricordare che dove la malaria è stata davvero sconfitta è stato grazie a opere di bonifica e disinfestazione definitive. Tutte le altre iniziative tutt'al più contengono i danni. Pochi, poi, si rendono conto che in particolare le zanzariere trattate – per essere efficaci, vale a dire per ridurre le occasioni di contagio almeno durante il sonno – richiedono condizioni ambientali e culturali adeguate spesso assenti in Africa: occorre tra l'altro che i destinatari del dono dispongano di un'abitazione in cui ci sia spazio sufficiente per appendere la zanzariera o sostenerla in qualche modo, che ci sia un letto o un qualsiasi giaciglio attorno al quale rimboccarla, che si possa riporla o comunque conservarla durante il giorno in modo da evitarne la lacerazione, che coloro che la usano siano convinti della sua utilità sapendo perché e fino a che punto funziona.
Dove queste condizioni sono soddisfatte per lo più dei sistemi di protezione dalle zanzare sono già in uso senza bisogno della carità altrui, dove mancano, il destino di molte zanzariere è di finire, a volte anche solo in pochi mesi, a pezzi, inservibili, usate per avvolgere e trasportare merci svariate o per altre improprie funzioni. Eppure continuano a essere distribuite, a milioni. Nell'ottobre 2006, ad esempio, il Ministero della Salute del Kenya, nell'ambito di una nuova campagna antimalarica, ne ha consegnati 3,4 milioni nei 22 distretti più colpiti dall'epidemia. E proprio dal Kenya giungono in questi giorni notizie che confermano le più pessimistiche previsioni.
A meno di un mese dalla loro consegna, in uno dei distretti più colpiti dalla malaria, quello costiero di Kilifi, almeno 5.000 zanzariere donate dal governo sono state rifiutate da quando si è diffusa la voce che chi si sdraia sotto una di esse viene visitato da fantasmi diabolici perché sono di fabbricazione demoniaca. Invece sulle rive del lago Vittoria i pescatori di etnia Luo pare che preferiscano usarle come reti da pesca.
Non è di poco conto il fatto che incuria, oggettive difficoltà di manutenzione, superstizioni, impieghi impropri suscitani un nuovo, ulteriore, concreto rischio di inquinamento ambientale, causato della dispersione sul territorio di milioni di metri quadrati di tessuto sintetico ridotto via via in brandelli e frammenti sempre più piccoli che finiscono sparsi ovunque. |